L’UOMO IN PIU’

L’uomo in più. 1980: Antonio Pisapia è un calciatore all’apice della propria carriera, Antonio “Tony” Pisapia è un cantante di musica leggera; entrambi sembrano avere il mondo ai loro piedi. Tony cantante è cinico, spavaldo, egocentrico; Antonio calciatore è timido, chiuso, fondamentalmente ingenuo e triste. “Mi sono svegliato tardi”, dice Tony Pisapia, e il senso di inadeguatezza nell’affrontare la scomparsa del sogno accompagna i due protagonisti. E il fallimento incide la volontà e l’orgoglio. Tony, che solo pochi anni prima riempiva i teatri, canta ora, in una delle scene più cupe, in una piazza gelida e semi vuota. E il calciatore perde l’uso del ginocchio, la squadra, la donna, rimanendo solo con le proprie ossessioni. Quando ha la possibilità di provare a vivere ancora innamorandosi di un’altra donna, rinuncia, decidendo invece di segnare il suo più bel autogol. Il destino dei due protagonisti si sfiora fino ad incrociarsi, per un attimo. Antonio soccomberà mentre Tony sopravviverà per l’altro. L’unico barlume di speranza risiede nell’ironica scena finale che appare come un riscatto per Tony ma nell’aria, come un monito, aleggia sempre una delle sue ultime battute: che la vita, in fondo, è ” ‘na strunzata”.

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