Rasoi

L’autore, seduto davanti al sipario, annuncia la sua morte, e con la sua prima canzone introduce lo “scugnizzo”, che paragona Napoli ad una cloaca dove tutte le rivoluzioni sono state inghiottite. Poi un vagabondo cieco narra dei patteggiamenti, identici, degli invasori prima spagnoli e poi francesi con tre prostitute che devono sedurre il nemico alla fonda: otterranno in cambio il mitico Trianon. La regina Maria Carolina lamenta il vittimismo del popolo, e consiglia di lasciar correre come migliore condotta esistenziale, mentre il vagabondo spiega che il Trianon promesso da francesi e spagnoli è in realtà un fetido carcere. Una statua della Madonna narra la vicenda di Palummiello, un ragazzo violentato sulla spiaggia di Procida per tre giorni da pescatori dalla pelle nera. Re Ferdinando viene sbeffeggiato da un cuoco mentre si abbuffa nella cucina di cibi avvelenati. Lo “scugnizzo” lamenta la peste chimica che ha inquinato l’aria e l’acqua di Napoli. La regina elenca le bellezze turistiche di Napoli che il re copre, una per una, di contumelie. Una donna a letto parla della morte del mare, divenuto un “azzurro obitorio”. Un guappo, sulla musica di “Guapparia”, lancia un’invettiva contro la moderna malavita, che ha ridotto la gioventù ad un’orda di automi assatanati, violenti, drogati, disperati. Mentre gli sparano, lo scugnizzo annuncia l’alba. E si allontana verso la sua degradazione finale, che potrà raggiungere anche senza eroi o guide che portano solo alle tenebre. L’autore dopo aver cantato l’ultima canzone, si chiede da quanto tempo sia morto.

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Category: CINEMA, TEATRO